“Esiste” | Mostra fotografica di Michele Del Vecchio

ESISTE
fotografie di Michele Del Vecchio

vernissage: venerdì 13 marzo 2026, ore 18:00

c/o Spazio M’Arte
Via Guglielmo Marconi, 4 –  Pozzuoli

dal 13 al 26 marzo 2026

Orari di apertura:
venerdì 18:00–21:00
sabato 10:30–13:30 / 18:00–21:00
domenica 10:30–13:30

In mostra 16 opere, 14 fotografie realizzate sulla spiaggia di Senigallia; una video installazione e un’installazione luminosa che ampliano il percorso espositivo.
Le fotografie sono stampate fine art su carta Hahnemühle Baryta.“

Michele Del Vecchio costruisce un attraversamento intimo e visivo tra paesaggio e memoria, tra ciò che affiora e ciò che resta immerso. Si mette allo specchio e indaga la propria vulnerabilità: la depressione, il rapporto con la madre, l’eredità emotiva, il tentativo di attraversare un confine invisibile. È un viaggio immaginario e necessario, dove il paesaggio esterno diventa proiezione di quello interiore.

La mostra, prodotta da Spazio Tangram Napoli, è ospitata dalla galleria Spazio M’Arte di Pozzuoli e fa parte di M’ArteFotografica, rassegna fotografica a cura di Gianni Biccari.

Esiste / There is

Nebbia che pervade l’orizzonte, come la memoria che annebbiata ci rimanda a ricordi sfumati. Il racconto per immagini di un luogo senza tempo e strutture immerse metafisicamente senza tempo apparente, sono una citazione che Del Vecchio fa ai ricordi di una vita con la sua mamma, a cui dedica questa mostra. In una foto la scritta “Il mare è di coloro che lo stanno ad ascoltare” che non solo invita a rispettarlo, ma l’ascolto del mare ci indica un tempo ciclico, onda dopo onda dopo onda, che è lo stesso dei ricordi, pensiero dopo immagine, dopo suoni, dopo voci, è un “pescare” dalla memoria i momenti belli, quelli giusti, dove la “Regina” era la mamma. Le foto in successione raccontano di un reportage di Del Vecchio che offre a chi le guarderà un neutro contrasto tra luoghi, strutture ed esseri umani in viaggio verso la nebbia, e verso quella dimensione del perduto afflato, dove lo spirito sopperisce alla materia e la memoria, con una sensazione di vuoto spirituale, dove manca la connessione con qualcosa di più alto o essenziale. Il sentimento si esprime con le immagini ed il fotografo le ferma contestualmente come sottolineatura di una stagione andata della vita, dove le brume dei ricordi si contrappongono alla materia solida dell’attualità, però in un contesto neutro dove, pur vivendo non siamo più gli stessi.

Il fotografo come il pittore evoca e interpreta la realtà, che se con le immagini ci riportano in luoghi conosciuti da tutti, sono invece il personale viaggio introspettivo, che esalta le visioni e diventano documento o un appunto che abbia la capacità di conservare informazioni, sia  che la traccia stessa di un evento passato.

Citando Freud, la madre è la figura centrale nella prima infanzia, che soddisfa i bisogni primari del bambino (nutrimento, sicurezza), ma è anche il primo oggetto di amore e desiderio, dando origine al Complesso di Edipo; la sua figura idealizzata è fondamentale per la costruzione del sé, ma relazioni materne ambigue o “sintomatiche” (eccessivamente protettive o esigenti) possono creare problematiche future, mentre un legame sano e la successiva separazione sono cruciali per lo sviluppo, con la madre che veicola l’unicità e l’insostituibilità del figlio.

Ecco, Michele è un figlio insostituibile.

Gianni Nappa

Il mare vuoto è come il ricordo. Mistero, bruma del tempo, nebbia dell’emotività. Terre e acque abbandonate, quando non è più il chiasso, la folla, l’uso, l’attuale. Lande del suolo e della memoria, libere dal bisogno. Quando la pace sostituisce l’anelito, lo spirito brilla. La verità balugina, nel riconoscimento metafisico. Con gli amati aromi di Luigi Ghirri, come in Raffaela Mariniello. Per Michele Del Vecchio, affinità fotografiche elettive nella cui tonalità far risuonare inconscio familiare, archetipo collettivo, intuito personale. Campi energetici in cui la materia del significato prende forma da pregni spazi liberi, si aggrega attorno a suoni, immagini, oggetti – poi parte di installazioni come dispositivi relazionali offerti alla fruizione – luci e parole. In quel vuoto guardo io, guardano gli avi fotografici, guardano dai miei occhi le generazioni che porto nel cuore. Dalla nebbia, risplendono abbracci dimenticati, indimenticabili come le verità che porti dentro, ciò che esiste prima ancora del suo perché.

Diana Gianquitto

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